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La ricerca del “tipo giusto per me”

La ricerca del “tipo giusto per me”

La ricerca del “tipo giusto per me” può essere compresa nella relazione tra il piede e la scarpa. Infatti, offre il destro per analogie interessanti con quella di una coppia: intanto il piede è il nostro contatto con la terra, le radici, la forza vitale, e sappiamo anche che vi è rappresentata tutta la mappa del corpo, che ogni punto del piede fa vibrare e risuonare un organo a livello fisico, una funzione e anche l’emozione che ad esso è collegata.  Ogni piede racconta nella sua conformazione e struttura la sua storia e la storia delle scarpe che lo hanno indossato. Deformazioni, calli e appiattimenti e ingrossamenti ci raccontano di scarpe troppo strette o troppo corte o troppo alte o troppo basse, di posture e camminate scorrette e“storte”, insomma descrivono come il nostro corpo ha cercato di adattarsi e trovare soluzioni a condizioni esterne sulla base delle risorse che madre natura, cioè la sua base genetico biologica costituzionale gli ha dato ab origine.

Lui, il piede, quando nasce, avrebbe una precisa preferenza: starsene bene libero e aperto, fresco e asciutto d’estate e caldo e protetto d’inverno, al nostro piede non importa l’estetica del contenitore ma la sostanza  e la struttura di cui è fatto. Tuttavia man mano che cresce, e con lui la macchina mentale del suo proprietario,  comincia a sviluppare delle preferenze  e delle idiosincrasie: piedi delicati e sensibili che non sopportano scarpe grossolane e rigide, piedi  grandi e robusti che hanno bisogno di scarpe altrettanto robuste se no le sfondano dopo pochi giorni, piedi  quadrati che urlano di dolore in scarpe a punta e piedi  triangolo che se la godono infilandosi in punte vertiginose, piante piatte  che  si contorcono nella tortura di un tacco 3 cm e piante a volta che si arrampicano con disinvoltura si tacchi 13/18…

Insomma quello che conta per il piede e alla fin fine per il benessere e la vita stessa dell’organismo che sorregge e muove, è trovare e indossare la scarpa adatta alla sua forma, struttura e pelle, complementare, accogliente e piacevole.

Nessun piede di suo, saggiamente sceglierebbe una scarpa per la sua estetica o colore o addobbi e fronzoli vari.. quando ciò avviene non è la saggezza intuitiva del corpo ma la frivola condizionabilità della mente a imporre la sua scelta.  

Quando le scarpe sono costantemente “sbagliate”…

Moltissime persone continuano a “non sentire” e il loro piede si deforma, si carica di calli, arrossamenti e dolori, ma quel che è peggio è che insieme al piede si deforma e duole il resto del corpo, ossa e muscoli, articolazioni e tendini, circolazione del sangue e della linfa: le radici non supportano più l’albero né dal punto di vista posturale né da quello energetico e nutritivo e la vita si rinsecchisce.

Avviene tuttavia che altre persone a forza di buttare via soldi in scarpe “sbagliate” che soddisfano la moda, l’estetica o…  la mamma, ma non rispondono al bisogno autentico dell’individuo che le indossa, a forza di domandarsi cosa produce malesseri e dolori che affliggono la vita, cominciano a selezionare e indirizzare lo sguardo verso il “tipo giusto per me”, scartando automaticamente tutte le opzioni che magari seducono e attizzano il desiderio ma che evocano anche immediatamente guai e dolori.

La differenza tra i due gruppi sta dunque nel dare ascolto alla saggezza del corpo, nell’imparare a comprendere e a fidarsi dei segnali palesi o velati che ci inviano pelle, stomaco, fegato e intestini, cuore e gambe, bocca e lingua, prima ancora che il messaggio venga filtrato dai “Sensi Istituzionali ”: vista e udito,  e spedito nelle rotative della mente dove viene costruito e impacchettato non quello che c’è ma quello che si vorrebbe o non si vorrebbe che ci fosse. Questo ascolto deve poi diventare consapevole naturalmente e varie tecniche e metodi di cura e guarigione psico- corporea si propongono questo obiettivo.

La consapevolezza e la capacità di “sentire” e accettare quello che si sente permettono dunque anche di “sentire” e “accettare” l’altro, avvicinandosi progressivamente a quella condizione di genuino interesse per quanto l’altro ha da dirci e rivelarci della sua umanità che apre la possibilità di amare in modo disinteressato e autentico e di vivere la sessualità nella dimensione di energia creativa.

Dott.ssa Cosetta Greco, psichiatra e psicoterapeuta.

 

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